Sabato e domenica 26 e 27 maggio 

100 ANNI DELLA STRADA DELLE 52 GALLERIE DEL PASUBIO - RIFUGIO Gen. A. PAPA

Disl 784 m - Partenza in auto ore 7 - diff. E - DISPONIBILI 25 POSTI - Mezza pens. al rifugio 45 € - Chiusura iscrizioni 18 maggio o al raggiungimento di 25 partecipanti


Venerdì 11 Maggio ore 21 sede 

L'escursione sarà preceduta da una conferenza del Prof. Giancarlo Restelli dal titolo:

1916/18 PASUBIO: LA GUERRA DELLE MINE. 


La Strada della Iª Armata

La Strada delle 52 gallerie (o Strada della Prima Armata) é un percorso di straordinario interesse storico ambientale, una mulattiera militare costruita durante la Grande Guerra sul massiccio del Pasubio. Il suo tracciato inizia a Bocchetta Campiglia (1.216 m sul livello del mare) e termina alle Porte del Pasubio (1.928 m),inerpicandosi sul versante meridionale del Monte tra ardite guglie, profonde forre e scoscese pareti rocciose

CARATTERISTICHE
La lunghezza complessiva della strada è di circa 6.300 m, dei quali 2.300 m rappresentano lo sviluppo delle 52 gallerie e i restanti, per circa 4 chilometri, sono stati scavati a mezza costa nella viva roccia. La larghezza minima della strada, prevista dai progettisti in 2,20 m, normalmente è di 2,50 m, con un raggio esterno minimo delle curve di 3 m per fare in modo che le salmerie potessero percorrerla con carico sia centrale che laterale. Le gallerie erano illuminate sia elettricamente che da finestroni aperti in parete: questi ultimi ed i tratti a mezza costa erano protetti da un guardamano in tondino di ferro e sorretti da paletti a “T”, sempre in ferro.
La pendenza media della strada è del 12%. Soltanto in alcuni punti si raggiunge la pendenza massima del 22%.
Quattro gallerie hanno uno sviluppo elicoidale, tra queste la 19ª è la più lunga con i suoi 320 m. La 20ª galleria si eleva a spirale su se stessa per quattro volte all’interno di un torrione roccioso.
All’uscita della 31ª galleria la mulattiera attraversa l’impluvio della Val Camossara, a causa della franosità del terreno si dovettero costruire due poderosi muri di sostegno: il muro a valle, costruito a secco, ha l’altezza media di m 2 circa, quello a monte, in pietra squadrata e malta di cemento, ha l’altezza di m 3,20. Complessivamente furono posti in opera circa 400 metri cubi di muro, utilizzando la pietra estratta dal vicino monte Forni Alti.
La 43ª sbuca sotto il Passo di Fontana d’Oro (1.875 m sul livello del mare), in un punto in cui si possono notare i resti di una cabina elettrica.
Questa cabina serviva per trasformare l’elettricità proveniente dalla centrale elettrica di Malga Busi; sempre da Malga Busi proveniva l’aria compressa utilizzata per azionare i martelli pneumatici, spinta attraverso una tubazione posata in Val Camossara e distribuita con tubazioni secondarie verso la Bella Laita, la Fontana d’Oro e il Soglio Rosso.
Poco dopo l’uscita dalla 48ª galleria, si raggiunge la massima altitudine della mulattiera (circa 2.000 m sul livello del mare).

SCOPO
Il fine primario della costruzione della “Strada delle gallerie” era quello di consentire il transito di uomini e salmerie in qualsiasi stagione e con qualsiasi tempo, al coperto dalla vista e dall’offesa del nemico, al contrario della rotabile degli Scarubbi, percorribile anche da autocarri, ma soltanto nella stagione estiva e nelle ore notturne nonostante il mascheramento, essendo esposta alla vista degli osservatori di artiglieria austriaci appostati sul M. Majo, sul M. Toraro, sul M. Seluggio e sul M. Cimone.

REALIZZAZIONE
La strada, capolavoro d’ingegneria militare e di arditezza, fu ideata dal Capitano L. Motti e progettata dal Ten. Ing. G. Zappa. Il successore di quest’ultimo, Capitano C. Picone, la definì come il risultato di “tenace volontà, di lavoro esemplare, di sacrificio e abnegazione, di commovente spirito di emulazione fra le squadre dei genieri minatori addetti alla costruzione”. I lavori iniziarono nel marzo 1917 e terminarono nel dicembre successivo. Fu realizzata dalla 33ª Compagnia Minatori del 5º reggimento Genio dell’Esercito Italiano, con l’aiuto di sei centurie di lavoratori territoriali: la 349, la 523, la 621, la 630, la 765 e la 776. Al comando della 33ª Compagnia fu posto il Ten. G. Zappa, sostituito nell’aprile 1917 dal Capitano Corrado Picone, che proseguì i lavori rimanendo conquistato dalla bellezza e dall’importanza dell’opera.
I lavori iniziarono in pieno inverno nel 1917, uno dei più rigidi e nevosi del secolo scorso. Furono impiegati inizialmente una ventina di uomini, che salirono a circa 600 nel periodo aprile-settembre dello stesso anno. Per la costruzione della Strada furono richiesti in prevalenza lavori di mina, realizzati con martelli pneumatici e con esplosivo (gelatina, cheddite, echo, salubite, vibrite e polvere nera a seconda della disponibilità dei magazzini).
Nei primi giorni del dicembre 1917, la 33ª Compagnia Minatori, dopo aver ascoltato il toccante discorso del suo comandante Cap. C. Picone, ricordato i suoi Caduti e prima di essere trasferita in Val Chiampo, abbattè il muro a secco che copriva l’entrata monumentale davanti alla prima galleria, rendendola visibile così come appare oggi.
Fu poi il Plotone autonomo della 25ª compagnia Minatori, con l’aiuto delle Centurie Lavoratori rimaste, ad ultimare e rifinire la strada.
E nei primi mesi del 1918 fu proprio il plotone della 25ª compagnia Minatori, e non la 33ª Compagnia Minatori, ormai operante in un altro settore del fronte, che ricevette premi, riconoscimenti ed encomi elargiti in occasione della visita del Re d’Italia e del Re del Belgio.

ASPETTO ESCURSIONISTICO
La strada delle 52 gallerie, contrassegnata dal segnavia 366 del C.A.I., è percorribile a piedi nella stagione estiva, ma a seguito di alcuni incidenti mortali verificatisi sul suo percorso è vietata ai ciclisti.

L’inizio è situato presso il parcheggio a pagamento di Bocchetta Campiglia ed il tempo di percorrenza fino al Rifugio Papa è di circa 2.45 ore. Indispensabile la torcia elettrica o la lampada frontale per percorrere le parti al buio.
Si consiglia vivamente di prestare particolare attenzione alla neve, che all’inizioo al termine della stagione invernale potrebbe intasare gli imbocchi delle gallerie.

REGOLAMENTO

  1. Le gite sociali proposte hanno lo scopo principale di favorire e diffondere la pratica dell’escursionismo montano; esse vengono organizzate dalla commissione Escursionismo che ne cura lo svolgimento per mezzo di accompagnatori, i quali operano volontariamente e gratuitamente.

  2. La partecipazione alle escursioni è riservata ai soli Soci del Club Alpino Italiano in regola con il tesseramento. Ciò nonostante i Soci che non hanno rinnovato la tessera sociale non oltre il 31 marzo ed i non Soci che intendessero partecipare, devono obbligatoriamente recarsi presso la Sede Sezionale entro il venerdì precedente la data dell'escursione per attivare la Polizza infortuni in attività sociale e la Polizza Soccorso Alpino in attività sociale per dar corso alle relative coperture assicurative. Non è prevista la partecipazione di persone non iscritti al CAI o di soci non in regola con il tesseramento. I minorenni possono partecipare alle gite solo se autorizzati da chi esercita nei loro confronti la “potestà dei genitori” ed accompagnati da persona responsabile.

  3. Il rapporto che si instaura, durante le gite, tra gli accompagnatori ed i partecipanti si configura nella fattispecie dello "accompagnamento volontario gratuito per spirito associativo, per amicizia o per mera cortesia; di tipo non qualificato e non professionale".

  4. La frequentazione della montagna è soggetta a pericoli che comportano rischi; gli organizzatori ed accompagnatori adottano misure di prudenza e di prevenzione, derivanti dalla normale esperienza, per contenere, in entità e probabilità, tali rischi durante lo svolgimento delle gite, ma non assumono responsabilità alcuna al riguardo. Ogni partecipante è consapevole a priori dell’esistenza dei suddetti pericoli e, con la sua partecipazione alla gita, assume personalmente in proprio tutti i conseguenti rischi, nonché le responsabilità per i danni che può arrecare, direttamente o indirettamente, ad altri.

  5. E' facoltà degli organizzatori ed accompagnatori di modificare programmi ed itinerari delle gite, anche durante lo svolgimento delle stesse.

  6. Di norma, i partecipanti devono provvedere personalmente al raggiungimento delle località dalle quali hanno inizio le gite, effettuando i viaggi con mezzi propri, a proprio rischio ed a proprie spese; in caso di espatrio devono essere muniti di valido documento personale. A tutti gli effetti le gite hanno inizio e termine nelle suddette località base, essendo i viaggi non compresi nelle competenze degli organizzatori ed accompagnatori; i partecipanti devono presentarsi puntualmente in tali località pena l’esclusione dalle gite, non essendo prevista l’attesa dei ritardatari. Nel caso di viaggi organizzati con trasporto in pullman, la responsabilità del viaggio compete al vettore e l’obbligo di puntualità è riferito agli orari stabiliti per le partenze (andata e ritorno) del mezzo

  7. I partecipanti devono essere muniti di indumenti ed attrezzi completi, idonei ed efficienti, nonché idonei al tipo di gita cui partecipano, essendo l’equipaggiamento personale anche un importante fattore di sicurezza; essi devono inoltre possedere un grado di preparazione adeguato alle gite in programma.

  8. Fermo quanto precisato al punto 3) del presente Regolamento, i partecipanti sono invitati a seguire diligentemente le indicazioni via via fornite loro, durante la gita, dagli accompagnatori ed a collaborare con essi per la buona riuscita della medesima. E' facoltà degli accompagnatori accettare la partecipazione degli iscritti all'escursione informando coloro che non risultano adeguatamente preparati della loro cancellazione all'iscrizione

  9. Tutti, accompagnatori e partecipanti, devono tenere in ogni circostanza un comportamento civile corretto e coerente con i principi dell’etica alpinistica.

  10. Le gite sociali sono attività del CAI e perciò, oltre al presente Regolamento, sono subordinate anche agli Statuti e Regolamenti del CAI e delle singole sezioni.