STORIA DEL CAI LEGNANO

Raccontare la vita di una Sezione del CAI non è impresa di poco soprattutto se non si vuole cadere in una banale elencazione di date, nomi ed eventi che lasciano indifferenti i più e fanno storcere il naso a chi ritiene insufficiente la pur ampia descrizione dei fatti principali. 

Tuttavia è doveroso fare una carrellata all’indietro nel tempo allo scopo di far conoscere ai Soci più giovani e ai simpatizzanti del Sodalizio le nostre lontane origini e perché resti memoria di quanto successo in forma scritta e non solo per tradizione orale.

E’ inoltre importate sottolineare che la nostra storia fa della nostra Sezione una delle Associazioni più vecchie di Legnano.

 

Le lontane origini prendono le masse dall’escursionismo

I primi elementi storici di una attività in montagna non solo individuale ma organizzata si trovano a Legnano agli inizi del novecento poco prima della prima Guerra Mondiale. Risulta infatti che un primo zoccolo duro di “montagnini” legnanesi fondava la SEL, Società Escursionisti Legnanesi, come Sezione della più grande UOEI, Unione Operaia Escursionisti Italiani.

L’iniziativa veniva celebrata con una gita al campo dei Fiori sopra Varese: era esattamente l’11 Gennaio 1913. 

Erano gli anni in cui le uscite in gruppo sulle montagne più vicine costituivano una attrattiva e permettevano di passare ore all’aria aperta inerpicandosi per sentieri e valloni: i legnanesi scoprivano la montagna anche se le ambizioni restavano modeste e sostanzialmente legate all’escursionismo.

Di quegli anni resta poca memoria e solo qualche ingiallita fotografia; forse le “imprese” non erano così importanti da essere ricordate!  

 

 

Dall’escursionismo all’alpinismo

Alla ripresa dopo la Grande Guerra si rinvigoriscono le ambizioni alpine dei legnanesi: l’escursionismo non appagava più in modo esaustivo la voglia di montagna, si sentiva il bisogno di un nuovo ambiente più favorevole allo sviluppo dell’alpinismo in una forma più sportiva e moderna. Questa voglia di nuovo ha portato un gruppo di soci della SEL, guidato dall’ ing. Francesco Crespi, a fondare una Sezione del Club Alpino Italiano che già svolgeva attività alpinistica a livello nazionale dal 1863, anno in cui veniva fondato a Torino da Quintino Sella.

Come si può intuire, si trattava della classica contrapposizione tra un tranquillo escursionismo lontano da prestazioni “eroiche”, ed un’attività che già allora aveva assunto connotati più sportivi: il dualismo “giovani-vecchi” non necessariamente dettato da dati anagrafici, è sempre esistito, anche per le attività legate alla montagna!

Questa situazione dialettica ha così favorito la nascita della XVIII Sezione lombarda del Club Alpino Italiano il 11 febbraio 1927.

I primi anni sono stati anni di vita comune con i soci SEL che, per altro, erano anche Soci CAI; la sede era quella SEL che, generosamente, aveva offerto ospitalità al nuovo sodalizio ed era localizzata nel bar (ancora esistente) di piazza Frua, non lontano dalla Sede attuale.

 

L’attività dell’anteguerra

Fin dall’inizio l’attività svolta dimostrava una impronta differente: all’escursionismo, per altro mai abbandonato, si affianca una attività alpinistica più marcata come si può ben vedere dalle fotografie delle “gesta” dei nostri padri o meglio dei nostri nonni: si trattava di ascensioni decisamente di un certo livello, condotte sul terreno familiare, per noi lombardi, della vicina Grigna oppure in gruppi più impegnativi come il Monte Rosa, il Bianco, le Dolomiti.

I nomi di Frattini, Varallo, Panelli, Crespi, Cattorini ed altri compariranno spesso sul libro delle ascensioni, sovente accompagnati da nomi illustri dell’alpinismo lombardo dell’epoca, come Leopoldo Gasparotto, Riccardo Cassin, Vittorio Ratti ed altri. Già allora gli alpinisti legnanesi hanno saputo farsi apprezzare per le loro doti tecniche: è frequente, anche ai giorni nostri, il caso in cui qualche socio abbia compiuto salite di un certo livello con importanti esponenti dell’alpinismo lombardo.

Purtroppo il 9 luglio 1932 periva tragicamente Angelino Panelli nel tentativo di aprire una nuova via sulla parete nord del Cimone della Bagozza, sopra Schilpario. Questa disgrazia non sminuiva però la passione per la montagna, anzi..... Proprio in sua memoria veniva aperta da Cassin, con i nostri Frattini e Varallo, una nuova via sullo spigolo Nord del Cimon della Bagozza, di fianco alla parete fatale. Chi conosce la zona sa le difficoltà tecniche dello spigolo e può ben apprezzare come siano stati raggiunti gli scopi che i fondatori della nostra Sezione si erano prefissi.

Ancora lo spirito alpino, l’entusiasmo e la buona volontà faranno intraprendere nuove attività come la realizzazione dell’attendamento sociale, che darà modo ai Soci della neonata associazione di mostrare sul terreno la loro passione e capacità alpinistica, e la primissima esperienza (seppur embrionale e sporadica) di insegnamento delle tecniche alpinistiche.

Nel frattempo la SEL si scioglieva e i soci passavano alla Sezione del CAI portando, nel 1935, il numero dei Soci della Sezione a quota 239 .

Nel 1936 l’ing Francesco Crespi lasciava Legnano per motivi di lavoro e la carica di Presidente veniva affidata ad Aldo Frattini il quale doveva tenerla con saldezza fino alla Seconda Guerra Mondiale. Sono questi anni di intensa attività: le gite sociali, principale possibilità data ai più di praticare la montagna, portano sui monti gruppi di legnanesi amanti del mondo alpino ma non mancano le iniziative dei singoli che rimarcheranno il buon livello tecnico raggiunto dai Soci.

Gli eventi bellici interrompevano l’attività sezionale ; Aldo Frattini, volontario di guerra, cadeva sul fronte greco-albanese nel dicembre del 1940 . La Sezione perdeva un presidente dinamico, e un ottimo alpinista: la cresta Sud dell’Aiguille Noire e la cresta di Peuterey al Monte Bianco bastano da sole a qualificarlo.

 

Il problema della Sede Sociale

Se l’attività alpinistica è coronata da vari successi, se il numero dei soci va aumentando, i rapporti con la SEL, dopo qualche anno dalla fondazione della Sezione, si vanno sempre più deteriorando, evidenziando le diverse anime dei due sodalizi. Come spesso avviene, l’ardore e la passione, così determinanti nella buona riuscita delle salite alpine, gli alpinisti malauguratamente li concentrano, quando sono in pianura e non hanno nulla su cui arrampicarsi, in discussioni interminabili in cui il proprio punto di vista va difeso, con pervicacia degna di miglior causa quasi ne dipendesse la loro stessa vita.

Si rendeva necessaria quindi la ricerca di un nuovo tetto e questo portava al trasferimento delle attività nella attuale Sede di via Roma; ancora una volta però il CAI doveva dividere il tetto con altri e questo creava problemi non facili da risolvere.

I nostri coinquilini erano gli amici della Sede legnanese del RACI ( Reale Automobil Club Italiano) e il tetto comune che ci proteggeva era un immobile della Società ALPE che, guarda caso, apparteneva a vari soci SEL e ad altri legnanesi amanti della montagna.

A questo punto, però, è necessaria una parentesi per spendere due parole sulla Società ALPE che ha avuto una storia parallela a quella del CAI e la cui esistenza si è intrecciata fino a poco tempo fa con la nostra vita sezionale di tutti i giorni. Ciò ha generato spesso una situazione nebulosa che non mancava di aleggiare in ogni incontro istituzionale della Sezione creando, specie nei più giovani e meno “addentro alle segrete cose”, un alone di mistero che a volte contribuiva a generare incomprensioni e contrapposizioni.

La Società ALPE era nata il 21 marzo 1921 sotto la forma giuridica di Società Anonima con il compito di gestire proprietà immobiliari finalizzate alla divulgazione dell’alpinismo: in questa Società molti azionisti erano soci della SEL; queste proprietà immobiliari erano costituite dalla Sede di via Roma, acquisita per una cifra poco più che simbolica dalla Franco Tosi di allora, e dalla Capanna Legnano, eretta nel 1919 sulle montagne del Comune di Ornavasso a ricordo dei Caduti Legnanesi della Prima Guerra Mondiale.

 

La ripresa delle attività dopo la Seconda Guerra Mondiale

Si giunge così al dopoguerra, con rinnovata volontà, sotto la presidenza dell’ing. Franco Pensotti: si ricostruisce il tessuto connettivo della Sezione, si rispolverano le vecchie passioni ibernate ma mai sopite per la montagna, si ricostruisce la Capanna Legnano distrutta dagli eventi bellici con ampio contributo della cittadinanza legnanese.

Anche la Società ALPE si rinnova con una sottoscrizione tra i Soci che dà luogo, il primo dicembre 1951, alla Società per Azioni ALPE s.p.a.

Le attività sociali riprendono, dando nuovo slancio alla Sezione. Sale alla ribalta in quegli anni una nuova figura dell’alpinismo legnanese: Oreste Viganò, il popolare “zio” che tanta parte ha avuto nel nostro Sodalizio. Alpinista di classe, ha svolto una intensa attività alpinistica e per questo sarà chiamato, primo legnanese, a far parte del Club Alpino Accademico Italiano, ristretto gruppo di alpinisti di eccezione.

 

Le attività sciistiche

Anche lo sci, come mezzo di andar per montagne in inverno, ha interessato il nostro sodalizio fin dalle origini e varie sono state avventure dei nostri Soci armati di quei lunghi “legni” portati in Italia, dai paesi scandinavi, all’inizio del secolo da Adolfo Kind. L’entusiasmo per questa attività doveva portare addirittura a surrogare le montagne nientemeno che a Legnano organizzando, negli anni di neve, quei giochi che passavano sotto il nome di “Coppa Ronchi”. Lo sci diventa una attività rilevante della Sezione fino ad estendere l’impegno competitivo interno del sodalizio a tutta la cittadinanza, facendo nascere così i “Campionati Legnanesi di Sci” : correva l’anno 1950 e il CAI ha continuato a curarne l’organizzazione fino all’inizio degli anni ‘80 quando questa è passata allo Sci Club Sigma poiché lo sci da pista e le gare, che ne rappresentano il coronamento, diventavano sempre meno consone allo spirito e alle iniziative della Sezione. Una parentesi, seppur più breve nel tempo e oggi abbandonata, è stata l’organizzazione del “Trofeo Quattro Comuni”, altra gara sciistica nata allo scopo di “risolvere sulla neve” il campanilismo e la competizione tra le città di Busto Arsizio, Castellanza, Gallarate e Legnano.

Non va dimenticata anche la breve parentesi della gara di fondo dei Piani del Tivano che ha visto, in una decina di edizioni negli anno 70, la partecipazione di numerosissimi atleti da tutta la Lombardia.

 

I favolosi anni ’60 e ‘70

Ma torniamo all’alpinismo: negli anni sessanta si intensifica l’ attività che vede affermarsi nuove valide figure di alpinisti e alcune di loro, dopo Viganò, entreranno a far parte di quel gruppo d’elite di arrampicatori che è il Club Alpino Accademico: Sergio Bellini ed Andrea Sioli.

Intensissima è stata l’attività alpinistica di entrambi: per qualificarli basterebbe ricordare qualche ascensione: Grandes Jorasses sperone Walker, Cervino parete Nord, Marmolada via Soldà, una nuova via al Piccolo Mangart di Coritenza e alla Tofana di Roces. Ma queste stelle di prima grandezza non sono isolate: un certo numero di buoni alpinisti fa loro corona, vivacizzando l’attività sociale.

Il fervore di iniziative e la capacità di costituire punto di riferimento per il territorio da parte della Sezione di Legnano del CAI favoriranno la nascita di Sottosezioni a Nerviano, Parabiago e Vanzago: queste avranno modo di crescere a volte anche svolgendo attività comune con la Sezione madre e ciò permetterà a due di esse, Nerviano e Parabiago, di crescere e prosperare fino a diventare Sezioni autonome.

Negli anni settanta una nuova iniziativa doveva poi marcare, in modo permanente, la vita della nostra Sezione: riprendendo un’idea appena abbozzata degli anni ‘30 e razionalizzando spunti da sempre presenti nella pratica dell’alpinismo quali l’insegnamento della sicurezza nell’arrampicata, venivano messe le prime fondamenta per la creazione di una Scuola di Alpinismo: la Scuola Guido Della Torre che vedeva la luce nel 1975 con il patrocinio delle Sezioni di Busto Arsizio, Castellanza e Legnano.

Questa iniziativa prendeva piede soprattutto sotto la spinta dei Soci Vittorio Bedogni, Adalberto Scodeggio e del castellanzese Elvio Boreatti.

Vittorio Bedogni diventerà poi Istruttore Nazionale di Alpinismo e di Sci alpinismo dando avvio, nell’ambito della Scuola, ai Corsi di Sci alpinismo.

In questi anni, oltre all’attività di punta dei nostri due “accademici”, viene svolta una intensa e pregevole attività da molti Soci e specialmente dagli Istruttori della Scuola.

 

 

La Scuola di Alpinismo e l’Alpinismo Giovanile

L’attività didattica è iniziata nel 1972 come Corso di Alpinismo in collaborazione con la Sezione CAI di Castellanza. A dirigerla era stato chiamato Guido Della Torre, Istruttore Nazionale e allora Segretario della Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo, amico dell’Accademico Sioli.

Prese così il via una iniziativa molto importante, che ci ha permesso di conoscere un alpinista di grande valore oltre che un uomo di notevoli qualità umane: Guido Della Torre. E proprio il suo nome nel 1974, anno in cui periva travolto da un seracco sulla via Major al Bianco, verrà dato alla Scuola, formalmente fondata nel 1975. Nel frattempo anche la Sezione di Busto Arsizio si era unita alle due (1973) dando maggior corpo all’iniziativa. Questa “famiglia” si allargherà ulteriormente nel 1995 con l’associazione alla Scuola da parte della Sezione del CAI di Saronno e nel 2001 della Sezione del CAI di Parabiago già nostra Sottosezione.

Accanto a questa attività didattica a livello alpinistico ne sorgeva un’altra che ha assunto grande rilevanza nella storia della nostra Sezione: l’“Alpinismo Giovanile”. Nato inizialmente in forma non organica con gite nei vari Parchi Nazionali a favore dei ragazzi delle Scuole Cittadine per permettere ai giovani di conoscere da vicino l’ambiente alpino nelle sue caratteristiche ambientali, di flora e di fauna, a partire dal 1977, più o meno contemporaneamente alla nascita, a livello centrale, della Commissione Nazionale di Alpinismo Giovanile, è diventato una iniziativa autonoma e ben strutturata che tuttora svolge intensa attività.

 

La Capanna Legnano

E’ stata costruita nel 1919 a ricordo dei Legnanesi caduti nella grande guerra, su un terreno situato all’Alpe Tiramboe nel comune di Ornavasso, a 1300 metri di altezza.

Il terreno è stato acquistato dal un "Comitato pro Capanna alpina di Legnano" poi diventato Società ALPE e la costruzione è sorta con sottoscrizioni tra i Soci e la cittadinanza legnanese. La Capanna ha avuto sin dall’inizio un buon sviluppo.

Erano ancora i tempi in cui i mezzi di locomozione individuali scarseggiavano e la scelta di una località facilmente raggiungibile in treno sulla linea per Domodossola, diventava quasi obbligatoria. D’altra parte il monte Massone, le alpi di Corte di Mezzo e di Corte Vecchio costituivano mete escursionistiche di un certo interesse per le prime velleità dei “montanini” legnanesi. Si era creato inoltre un buon rapporto tra i gestori, la famiglia Oliva di Ornavasso, e i Soci ed ogni gita era occasione di momenti di sincera convivialità alpina. La Capanna era stata, durante l’ultima guerra, teatro di eventi bellici con scontri tra le truppe tedesche e i partigiani dell’Ossola e questo aveva portato danni rilevanti alla costruzione che ha richiesto, a guerra ultimata, notevoli sacrifici da parte dei Legnanesi per renderla ancora agibile. Ma la voglia di ricostruzione ha avuto il sopravvento e la Capanna ha potuto riaprire i suoi battenti.

Tuttavia negli ultimi anni la frequentazione della Capanna da parte dei nostri Soci è andata sempre più scemando con il crescere della mobilità che permetteva di raggiungere più facilmente mete ben più remunerative che non il Massone: i tempi sono di molto cambiati rispetto a quelli che hanno visto sorgere la Capanna.

Questa situazione, oltre che a problemi economici da parte dell’ALPE, ha portato anche a una crescente difficoltà di rapporti con la famiglia dei gestori.

Nel 1991 infatti la famiglia Oliva lasciava definitivamente la gestione della Capanna; quest’ultima necessitava a quel tempo di ingenti opere di ristrutturazione per l’adeguamento alle richieste della USSL locale: purtroppo le notevoli somme necessarie non erano disponibili presso le casse dell’ALPE e del CAI. Da quella data la Capanna risultava quindi chiusa.

Sempre nel 1991, in una Assemblea del CAI in cui si risolveva positivamente un contenzioso con la famiglia Oliva che si protraeva dalla fine degli anni ’40, si auspicava la vendita dell’immobile essendo venuto meno l’interesse alpinistico che la Capanna poteva avere oltre che l’incapacità finanziaria a renderla nuovamente agibile.

Nel 1998, a seguito della delibera di un’Assemblea straordinaria, la Società ALPE si scioglieva lasciando tutti i beni immobili al CAI Legnano e quindi anche la Capanna seguiva la stessa sorte. Dopo una ricerca faticosa, sempre risultata vana, la soluzione si è trovata proprio nella direzione più auspicabile e cioè che fosse l'ente locale, il Comune di Ornavasso , a rilevare la proprietà stessa.

Infatti, nel 1998, il Comune di Ornavasso aveva chiesto alla Sezione di poter accedere alla Capanna per valutare la situazione strutturale e procedere all' elaborazione di un progetto di ristrutturazione da presentare alla Comunità Europea, tramite la Regione Piemonte, per ottenere un finanziamento, finalizzato all’ acquisto e alla sistemazione della proprietà. Tutti questi motivi hanno determinato il Consiglio a prendere in seria considerazione l'offerta del Comune di Ornavasso una volta verificato che la valutazione effettuata da tecnici per conto del CAI era pari all'offerta di acquisto.

Le condizioni poste per la vendita prevedevano, una volta perfezionati gli accordi, il mantenimento dell'attuale finalità della Capanna, il mantenimento della denominazione Capanna Legnano e la conservazione della lapide a ricordo dei Legnanesi caduti nella prima guerra mondiale oltre che un piccolo trattamento di favore nei confronti dei Soci del CAI Legnano.

Si giunge così, dopo infinite lungaggini che si sono protratte per lungo tempo, al 6 marzo 2000 con il rogito di vendita della Capanna.

La Capanna è certamente stata per lungo tempo un luogo amato dai soci del CAI che vi si recavano in diverse occasioni per passeggiate, castagnate e momenti di convivialità. Il cambiamento delle abitudini che non rendono più appetibile quella zona dal punto di vista escursionistico, le difficoltà di gestione e la necessità crescente di opere di ristrutturazione, avevano da tempo creato le condizioni dell'abbandono.  

La sistemazione definitiva della Sede di via Roma

Un altro aspetto degno di menzione è costituito dalla risoluzione definitiva di un annoso problema che, fin dalla nascita come già abbiamo visto, ha sempre assillato, sia nel bene che nel male, la nostra Sezione: la Sede.

Nel 1977, in occasione del cinquantesimo anniversario della Sezione, veniva effettuata, con il contributo fattivo del Consiglio Sezionale di quel tempo e di alcuni Soci particolarmente volonterosi, la attuale sistemazione della Sede.

In quell’occasione, a celebrare tale anniversario, era intervenuto il Presidente Generale del CAI, e allora Presidente del Senato della Repubblica, Senatore Giovanni Spagnolli.

 

Le ultime trasformazioni societarie

Già si è parlato a lungo dei rapporti tra la Sezione e la Società ALPE che ha costituito per lunghi abbi un connubio stretto e a volte problematico: ormai i tempi sembravano maturi per una soluzione definitiva.

Dopo riunioni infinite e discussioni “all’ultimo sangue” o meglio “all’ultimo appiglio”, il primo dicembre1980 la Sezione di Legnano del CAI diventava azionista praticamente esclusiva dell’ ALPE (19.997 quote su 20.000) nel frattempo diventata Società a Responsabilità Limitata. Vengono così concentrate nella Sezione, e in tre Soci, tutte le proprietà degli immobili e cioè la sede di Via Roma e Capanna Legnano, prima frammentate e disperse in più mani.

Questa azione di sistemazione giuridica della Sezione continua poiché il mantenimento di una SRL costituisce un problema di gestione oltre che un onere economico con tutte le azioni richieste per legge (iscrizione alla Camera di Commercio, presentazione formale dei bilanci etc.) per cui si cerca di arrivare a uno scioglimento dell’ ALPE, ma quest’obiettivo non è così facile e non è esente da costi.

L’occasione ci viene da una nuova legge sulle Società che permette la liquidazione della Società il 30 marzo 1999 senza subire salassi fiscali.

Ma i problemi non sono finiti: infatti, una volta accorpati tutti i beni immobili nella Sezione, un altro inghippo viene dal fatto che la Sezione, non avendo personalità giuridica, coinvolge direttamente la responsabilità economica del Presidente pro tempore, Questo grosso problema ci coinvolgerà per molto tempo in quanto l’acquisizione della personalità giuridica necessita di trovare un testo dello Statuto Sociale che ottemperi contemporaneamente le esigenze della Sede Centrale del CAI e della Regione Lombardia. Questo traguardo è raggiunto l’11 settembre 2003 con il grosso contributo dei Presidenti Angelo Canavesi e Mario Tajè.

Ma a questo punto la storia e la cronaca delle attività dei giorni nostri si intrecciano in modo inestricabile e lascio ad altri l’onere di illustrare le varie iniziative, le motivazioni e gli interessi che, in settanta anni di vita comune, hanno permesso di mantenere in vita e far crescere il nostro Sodalizio.

 

I Presidenti della Sezione del CAI di Legnano

1927 - 1935 Francesco Crespi

1936 - 1940 Aldo Frattini

1941 - 1945 Mario Bassis (reggente)

1946 - 1959 Franco Pensotti

1960 - 1963 Oreste Viganò

1964 - 1969 Franco Gallazzi

1970 - 1973 Adalberto Scodeggio

1974 - 1975 Vittorio Bedogni

1976 - 1979 Adalberto Scodeggio

1980 - 1986 Pietro Alli

1987 1993 Vittorio Bedogni

1994 - 1995 Adalberto Scodeggio

1996 - 2001 Angelo Canavesi

2002 – 2004 Mario Tajè

2005 – 2007 Mario Tajè

2008 – 2010 Pinciroli Maurizio

2010 – 2013 Pinciroli Maurizio

2013             Bonari Silvia